News n. 12 / Febbraio 2021

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Feb, 2021

Fondo debiti, uffici in affanno.

Enti nel caos, perché entro il 28 febbraio occorre verificare il rispetto degli indicatori e, se del caso, procedere all’accantonamento di una quota dei propri debiti commerciali. Ma la rielaborazione delle informazioni presenti sulla piattaforma per la certificazione dei crediti non è immediata e richiede comunque il via libera dei revisori.

L’emendamento al DL 183/2020 non ha concesso l’attesa proroga, ma ha semplicemente riscritto il comma 861 della legge n. 145/2018, precisando solo che, limitatamente al 2021, le AA.PP., qualora riscontrino, dalle proprie registrazioni, pagamenti di fatture commerciali non comunicati alla Piattaforma elettronica (Pcc), possono elaborare gli indicatori di ritardo annuale dei pagamenti sulla base dei propri dati, includendo anche i pagamenti non comunicati (previa verifica del competente organo di controllo di regolarità amministrativa). La formulazione è dunque piuttosto restrittiva, ma sembra comunque consentire di assumere a parametro le informazioni proprie di ciascun ente sia per quanto concerne lo stock di debito (che deve essersi ridotto di almeno il 10% rispetto all’anno prima) sia rispetto all’indicatore di ritardo medio annuale. Il tutto deve essere validato dall’organo di controllo di regolarità amministrativa (l’organo di revisione).

Quel che è peggio è che il correttivo citato (al comma 861) non è ancora formalmente in vigore. Al momento non restano dunque che due strade: attendere la conversione del decreto, considerando il termine del 28 febbraio non perentorio, oppure utilizzare in una prima fase i dati della Pcc e poi eventualmente rettificare o annullare l’accantonamento, quando il correttivo sarà legge. In ogni caso gli uffici dovranno effettuare le verifiche in tempi rapidissimi, così come i confronti tra i dati interni e quelli risultanti dalla piattaforma.

Gli uffici degli enti locali potranno avere difficoltà anche su un altro fronte, quello dei contributi per la realizzazione delle opere pubbliche per la messa in sicurezza del territorio e degli edifici. Il sistema rischia di presentare le criticità già verificatesi in passato. Infatti i problemi sono sempre gli stessi: procedure di appalto complicate (malgrado i tanti decreti di semplificazione) e organici ridotti all’osso, e spesso privi delle necessarie professionalità tecniche e amministrative. Sotto questo profilo, le tante criticità dell’attuale sistema di reclutamento e di determinazione delle capacità assunzionali pesano come un macigno sull’efficienza degli enti, che sempre più spesso ricorrono a consulenti e professionisti esterni per sveltire le pratiche.


LW