Si spera nel rinvio del Fondo di garanzia debiti commerciali
L’emendamento presentato dall’Anci al decreto Milleproroghe mira a posticipare al 2022 l’entrata in vigore delle sanzioni previste dalla legge di bilancio 2019. I sindaci chiedono infatti lo spostamento di almeno un anno dell’obbligo di accantonamento al Fondo di garanzia debiti commerciali (Fgdc), che si applica in conseguenza della violazione di termini di pagamento delle transazioni commerciali o della mancata riduzione del debito pregresso. Si tratta di inadempimenti rilevati attraverso indicatori calcolati a partire dalle informazioni registrate nella PCC (Piattaforma dei Crediti Commerciali), che serve a certificare e tracciare le operazioni sui crediti di somme dovute dalla PA per appalti, forniture, somministrazioni e prestazioni professionali, e alla quale il legislatore ha attribuito il ruolo di monitoraggio dei tempi di pagamento dei debiti commerciali.
In tale quadro, osserva l’Anci, è evidente che l’applicazione immediata dell’obbligo porrebbe problemi attuativi legati al non completo allineamento del contenuto informativo della Piattaforma con le scritture contabili locali. Da qui la richiesta di un differimento. Ma sulla materia pesa il veto del Ministero dell’Economia, preoccupato dalla procedura di infrazione aperta dall’Ue nei confronti dell’Italia. In molti casi, tuttavia, il ritardo nei pagamenti non dipende da una carenza di liquidità ma da disguidi organizzativi e prassi scorrette nella gestione delle fatture. In questo contesto, dunque, una misura finalizzata a ottimizzare la gestione della cassa rischierebbe di non centrare l’obiettivo e di porre un ulteriore freno all’efficienza delle Amministrazioni locali, con impatti proprio sulle situazioni finanziarie più fragili. D’altra parte la mancata proroga non apparirebbe convergente con gli obiettivi degli interventi messi in campo dalla Ragioneria generale dello Stato nei confronti degli enti locali, in particolare di quelli che mostrano condizioni di maggiore scostamento dalla regolarità dei pagamenti e dallo smaltimento di stock di debito rilevanti.
Un ulteriore correttivo auspicato dai sindaci è quello finalizzato ad inserire una norma di principio che consenta agli enti locali di determinare le previsioni di bilancio in continuità con un volume di risorse “ordinario” e quindi facendo riferimento alla media delle entrate registrate nel triennio 2017-19, ferma restando la gestione prudente delle spese in ragione dell’evoluzione dell’emergenza in corso e dei ristori disposti dalla legge.